Comunicare per vivere.. ma attenzione ai rischi e agli eccessi


Una clinica per curare gli “eccessi da comunicazione”. E’ una delle risposte del museo della comunicazione di Berna al problema della “cattiva comunicazione”. In un mondo in cui il flusso di informazioni è frenetico il museo inaugura l’esposizione “Attenzione: comunicare nuoce” con l’obiettivo di sensibilizzare e aiutare il pubblico a gestire lo stress di una cattiva comunicazione.

“Comunicare, di per sé, è un aspetto fondamentale della vita, come bere o mangiare – spiega Jacqueline Strauss, direttrice del museo – Ma se ci ingozziamo o se mangiamo sempre la stessa cosa, la nostra salute ne risente. Lo stesso vale per la comunicazione. Oggi siamo bombardati di informazioni e abbiamo un accesso privilegiato ai mezzi di comunicazione e alle nuove tecnologie, ma spesso ci lasciamo travolgere da questa sovrabbondanza. Diventiamo schiavi della comunicazione o dei mezzi di comunicazione. È una sindrome paragonabile al burn-out di cui però non si parla molto”.

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Da qui l’idea di una vera e propria clinica dove i pazienti visitatori possono farsi misurare il grado di dipendenza o repulsione nei confronti dei nuovi media e dell’enorme flusso di informazioni da questo generato. “Ognuno di noi ha un rapporto particolare con i media e le nuove tecnologie chiarisce la Strauss – le reazioni agli stimoli sono diverse e per questo è fondamentale permettere al visitatore di prendere coscienza dei limiti e dei rischi che una cattiva comunicazione comporta e offrirgli un’oasi di benessere dove potersi rilassare”.

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Il vero problema, poi, non è tanto dato dal flusso informativo, ma piuttosto dalla necessità di filtrare le comunicazioni. “Parafrasando lo scrittore statunitense Clay Shirky – spiega il curatore Ulrich Schenk – direi che il problema principale non è tanto la sovrabbondanza di informazioni, ma la nostra incapacità di filtrarle. La soluzione più semplice, dunque, è imparare a selezionare maggiormente le informazioni che riceviamo e quelle che decidiamo di trasmettere agli altri”.

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A proposito dell'autore

Roberto Zarriello è laureato a Bari in Scienze politiche con una tesi sui linguaggi della Comunicazione politica. Giornalista digitale, esperto di crossmedialità, ama tutto il 2.0 che c’è.