Primavera araba e web-democracy bye bye?
Pubblicato in - Trending Topic di Barbara Barbieri, Copertina
Lo avevo già scritto qualche giorno fa, ma gli ultimi fatti di cronaca e il recente assalto all’ambasciata americana in Libia con l’uccisione dell’ambasciatore americano Chris Stevens e di altri civili, portano di nuovo drammaticamente in evidenza questo argomento.
La democrazia i popoli non la conquistano a colpi di tweet. Sono processi lunghi, complessi , che si devono sviluppare nelle dinamiche interne e differenti per ogni singolo paese. Quello che noi occidentali intendiamo per democrazia, non è tra l’altro un concetto automaticamente esportabile negli altri paesi, che lo caricano di significato e simbologie diverse, legate alla propria tradizione culturale e ai propri trascorsi storico-politici.
Allora occorre fermarsi e riflettere. Occorre pensare se è giusto influire e accelerare esternamente questi processi, con i tempi veloci e irruenti di questa tecnologia, che sembra metterci il mondo in mano e renderci tutti cittadini delle stesse città, confondendoci e mistificando il concetto di reale e virtuale, ma soprattutto facendoci dimenticare che web e comunicazione digitale sono strumenti, solo strumenti. I popoli sono fatti di carne, ossa, sangue, luoghi, storia, memoria, tradizione.
Occorre fermarsi per riflettere e guardare in faccia quei signori che si illudono di farci vivere tutti alla stessa velocità, con lo stesso respiro, con gli stessi desideri, la stessa voglia di produrre e comprare le stesse cose. Occorre farlo se non vogliamo far diventare questo pianeta un parco giochi uguale e finto dappertutto, regolato da un ordine apparente e una democrazia di plastica.
Internet e le nuove tecnologie sono solo strumenti, non il fine e nemmeno il significato ultimo, non dimentichiamolo mai. Prima vengono gli uomini, che affrontano i processi e i cambiamenti e che possono usare questi strumenti nel bene e nel male.
Abbiamo esibito la primavera araba come un grande esempio di web-democracy ed è evidente che abbiamo capito pochissimo o nulla di questo movimento e ne stiamo già perdendo la portata e la dimensione storica.
C’è qualcosa che non funziona e da qualche parte abbiamo sbagliato, o stiamo sbagliando, se la primavera araba finisce con un ambasciatore americano barbaramente ucciso e due navi da guerra statunitensi in viaggio verso la Libia.



















