Italia in 4D di Rai Storia dopo l’estate anche on demand in streaming video.
Pubblicato in Cinema 2.0, Copertina
Uno dei grandi problemi del nostro paese è l’assenza di memoria storica. Un po’ come in Memento in cui l’affascinante Guy Pearce finisce nella trappola di Carrie-Anne “Trinity” Moss che sfrutta il suo reset mnemonico a suo vantaggio. Quando, però, ad avere la memoria corta è un’intera nazione, specialmente una con lo spread che si avvicina pericolosamente a 500…la questione si fa dannatamente seria.
Italia in 4D, ove D sta per Decenni, è un magazine di 4 puntate a settimana, che è andato in onda dal lunedì al venerdì alle 23,00 su Rai Storia. Ogni puntata era dedicata ad un decennio differente (Anni 50,60,70,80) e Maurizio Costanzo le introduceva dialogando con un nativo digitale, il giovane Matteo.
La redazione ci ha comunicato che dopo l’estate, la serie sarà disponibile in streaming sul sito di Rai Storia, in versione leggermente diversa da quella andata in onda in tv per gli “ovvi” motivi di copyright (?).
Eccone la descrizione dettagliata dal sito ufficiale RAI:
“Ogni puntata di Italia in 4D racconta uno dei 4 decenni della Prima Repubblica:
GLI ANNI ‘50
L’Italia ha appena rialzato la testa dalle macerie e dalle distruzioni della guerra e ricomincia a respirare. È l’Italia della guerra fredda, di Don Camillo e Peppone, che in circostanze normali si affrontano e si combattono, ma che di fronte a casi umani, o l’interesse della collettività, trovano di fatto un accordo che trascende la politica o la religione. Il paese cresce e si modernizza, rincorre il benessere, con tutte le contraddizioni che ne derivano.
Le campagne si spopolano. Le città crescono veloci. È un’Italia moderna, che guarda al futuro ma allo stesso tempo ancora provinciale e contadina. Arrivano la televisione, la Vespa e la Lambretta, l’automobile per tutti, il Festival di Sanremo, i motoscooter, gli elettrodomestici, i grandi magazzini. La scolarizzazione, ma soprattutto la televisione contribuiscono alla diffusione di un linguaggio comune e nuovi modelli culturali di massa. Il Parlamento approva la legge Merlin, che abolisce la prostituzione legalizzata nelle case di tolleranza, ma di certe cose non si deve nemmeno parlare. L’Italia entra a testa alta nell’Era dei consumi di massa, ma l’anima è ancora bacchettona: l’adulterio è un reato penale, i costumi ‘bikini’ sono proibiti, rock’n roll, blue jeans e juke box fanno paura. Tra modernità e spirito bigotto l’Italia entra nel boom…
GLI ANNI ’60
“Favolosi” lo sono stati davvero gli anni ’60 per gli italiani; formidabili, per qualcun altro. E’ lì che il nostro Paese raggiunge la sua maggiore età, da contadino diventa industriale, conosce in pochi anni una crescita economica straordinaria ed entra a far parte del consesso delle nazioni più avanzate. Tv, frigorifero, lavatrice, automobile, oggetti fino a qualche anno prima visibili solo nei film americani, entrano ora nella disponibilità di tante famiglie. La televisione completa il percorso risorgimentale e unisce definitivamente la Nazione: molti italiani che parlano solo il dialetto apprendono la lingua italiana guardando i programmi della tv; altri imparano a leggere e scrivere con il maestro Manzi. E poi la società, il costume, la morale: il decennio inizia con le ballerine censurate dalla Rai, con le gambe troppo lunghe e troppo in vista delle gemelle Kessler e si chiude con l’approvazione della legge sul divorzio. In mezzo la donna che inizia a lavorare fuori casa, la Corte Costituzionale che comincia a demolire il delitto d’onore, i primi vagiti di femminismo e rivoluzione sessuale. Un decennio che sembra lungo un secolo.
GLI ANNI ’70
Radicali, intensi, provocatori, creativi. Gli anni settanta sono i figli prescelti della contestazione. Libertà è la parola d’ordine che si diffonde come un mantra nelle piazze: libertà d’espressione, libertà dei costumi, liberalizzazione dello Stato. Le nuove generazioni pretendono cambiamenti profondi della società, reclamano la pace in Vietnam, l’aborto legale, diritti civili e soprattutto la liberazione sessuale. E saranno anni di lotta lunghi, i “più lunghi del secolo breve” scrive qualcuno.
Anche nel costume cambia tutto. Le pubblicità diventano ammiccanti, i concerti rock eventi di massa, il sesso una provocazione politica. Le donne vestono t-shirt e jeans a zampa d’elefante, le più audaci persino hot pants. Gli uomini portano capelli lunghi, baffi e basette. Nessuno allora se ne accorge ma gli anni Settanta iniziano in anticipo: nel dicembre ‘69 la strage di Piazza Fontana è il primo capitolo di un lungo romanzo criminale che penetra e attraversa il decennio come un fiume carsico. Un fiume che smuove equilibri sotterranei, provoca crolli imprevisti e alla fine lascerà macerie. Il golpe Borghese, la strage dell’Italicus, il caso Sindona, intrighi internazionali ma soprattutto tensioni sociali e terrorismo dividono le famiglie e spaccano le coscienze, sfociando nel dramma della Nazione, l’assassinio di Aldo Moro. Per questo c’è chi li ricorda come anni cupi e ossessivi, anni di piombo.
GLI ANNI ’80
Stremati dagli anni ’70 gli italiani si risvegliano negli anni ’80 con una voglia di cambiare che va di pari passo a un consolidarsi del benessere, a un rinnovato boom dei consumi, e a una serie di innovazioni destinate a rivoluzionare il privato dei cittadini del Belpaese. Si rompono tabù, si impongono nuovi modelli socioculturali, nuove forze politiche salgono alla ribalta minando il monolite democristiano, anche il monopolio televisivo pubblico è infranto. Li hanno chiamati anni del riflusso. Nessun decennio del dopoguerra ha diviso tanto gli italiani come gli anni ’80. C’è chi vede gli anni ‘80 come l’inizio della crisi della politica, del costume, dell’economia, della morale e chi li indica invece come l’apice della riscossa nazionale, della politica decisionista, della creatività, del benessere, del godimento. Costituiscono l’ultimo decennio della storia della “Prima Repubblica”, l’ultima decade affrontata dal programma e probabilmente la più controversa.
28 copertine a decennio per scoprire il passato e riflettere sul presente.
Ogni decennio sarà raccontato attraverso 28 puntate, e in ogni puntata del magazine, la copertina sarà dedicata al tema considerato più forte e più rapportabile con l’attualità del nostro presente.





















