Facebook e il controllo delle chat per la prevenzione dei crimini
Pubblicato in - Trending Topic di Barbara Barbieri, Copertina
L’avvincente film Minority Report che qualche anno fa immaginava Tom Cruise a capo di un corpo d’intervento speciale, capace attraverso strumenti tecnologici di intervenire e bloccare un potenziale criminale prima del compimento del reato, non è più una trama di fantascienza, ma si sta avvicinando molto verosimilmente alla realtà.
Facebook e altri social network hanno posto in essere un’imponente operazione di sorveglianza delle conversazioni in chat. Il tutto grazie ai tecnici del social network più diffuso al mondo, che ha reso operativo uno strumento software per il monitoraggio della propria chat . Il sistema consente, attraverso la ricerca di parole chiave, catalogate come parole sospette, di segnalare prontamente alla forza pubblica quelle conversazioni, che fanno presumere il possibile e imminente verificarsi di un reato nei confronti di un minore da parte di soggetti definiti predatori sessuali.
L’utilizzo di questo sistema di monitoraggio, che combina supporti tecnologici e controllo umano, è stato reso noto dopo l’arresto nel marzo scorso di un uomo di 30 anni, che si intratteneva in conversazioni di spiccato contenuto sessuale in chat con una tredicenne. La polizia, su tempestiva segnalazione del team di Facebook, è intervenuta arrestando l’uomo prima dell’incontro davanti alla scuola proposto in chat alla ragazzina.
E’ evidente a tutti, sotto l’aspetto del mantenimento dell’ordine sociale, l’efficacia di sistemi come questo, che combinando tecnologia e intelligenza umana sono in grado di prevenire e impedire l’esecuzione di reati. Tuttavia non è possibile non osservare, che la ricerca e le nuove scoperte tecnologiche possono e potranno invadere sempre più la nostra privacy, fino a renderla di fatto inesistente. Molto presto, saremo tutti chiamati a rispondere a quesiti etici e giuridici sul sacrificio della nostra privacy a favore di ragioni di sicurezza e di ordine pubblico .





















