GUEST POST DI Alessandro Cederle, Presidente ANES _ CONFINDUSTRIA
Fare il presidente di una associazione di editori non è facile, di questi tempi.
Il settore è stato duramente colpito dalla crisi economica, ma la crisi non ha fatto che amplificare gli effetti di problemi strutturali, di un comparto che continua a fare fatica a trovare il modo giusto di abbracciare l’innovazione, ad affrontare la grande transizione dal mondo della carta a quello del digitale.
Certo, la carta continuerà a farci compagnia per parecchio tempo, ma è indubbio che mentre nel mondo di ieri i media tradizionali detenevano un sostanziale monopolio della comunicazione e dell’informazione, l’ecosistema digitale offre mille e uno strumento per soddisfare questi bisogni, ultimi ma non unici i social network che hanno avuto un impatto così invasivo anche nel nostro paese.
Un mondo disintermediato, reintermediato, senza mediatori e in cui ciascuno di noi è un mediatore. Dal monopolio al libero mercato. Come conseguenza, fatturati pubblicitari e vendite da diffusione cedono, dando corso a un declino che sembra non fermarsi, neanche in questo primo scorcio di 2012.
Il dialogo quotidiano con gli editori, alcuni di loro scettici e schierati a difesa, altri coraggiosamente impegnati a esplorare le nuove frontiere del possibile, mi hanno spinto ad approfondire, a scavare per cercare le radici di un cambiamento così estremo.
Ne è nato un viaggio che per me è stato appassionante, alle radici dell’editoria moderna e ancora prima, cercando gli elementi del DNA che ne costituiscono la profonda ricchezza e gli inevitabili limiti, ragionando sulle differenze che contraddistinguono il mondo della tradizione da quello così diverso delle comunicazioni in rete.
Il viaggio è nato nelle
pagine del mio blog e man mano che la riflessione si ampliava si è strutturato in paragrafi, capitoli e alla fine in un testo sistematico.
Per esperienza e per natura sono portato a vedere le opportunità al di là dei problemi. In questo caso credo davvero che un editore possa trovare nel nuovo mondo degli spazi importanti per rigiocare sé stesso, i propri vantaggi competitivi, le proprie competenze distintive.
Di conseguenza ho provato anche a tracciare i requisiti e i passi del percorso di transizione necessario, con l’ambizione di scrivere qualcosa di interessante ma anche di utile.
Da qui il titolo, “La fine del principio”, perché sono convinto che davvero si sia chiusa una fase, e che occorra prenderne atto; ma che ci sia ancora spazio e esigenza per chi come noi fa questo affascinante mestiere.
Una parola infine per la scelta di
pubblicare in digitale. Potrei trovare molte ragioni profonde per spiegare la mia scelta; mi ha semplicemente spinto la curiosità di provare qualcosa di nuovo, un approccio innovativo per un testo che parla di innovazione.
Buon viaggio, anzi buona lettura