ArabNet: e la vecchia Europa sta a guardare…

Pubblicato in - Left Handed di Federica Ceccanti, Copertina

Scritto da il 28 marzo 2012

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È iniziato giusto ieri l’ArabNet Digital Summit 2012, forse uno dei più importanti appuntamenti per chi si occupa di web, social media, IT e web marketing di tutta l’area MENA (il Financial Times dice che dovremmo smettere di chiamarla EMEA, l’Europa c’entra poco con il Middle East e l’Africa e sinceramente non riesco a dargli torto!).

Quando mi sono imbattuta qualche giorno fa in questo summit, la mia nota curiosità non si è smentita ed ho iniziato a guardare in lungo e largo sul sito. Partner, speaker, location, programma… insomma tutto quello che un buon marketing manager che abbia organizzato o partecipato ad eventi simili riesce a farsi saltare agli occhi. E quello che è saltato agli occhi è stato principalmente l’altissimo livello dei partner coinvolti in queste cinque giornate di studio e confronto. Al di là di molti nomi noti, da Barry Newstead (Wikimedia Foundation) a Mike Butcher (TechCrunch), da Maryse Thomas (Pokeware) fino ad Amina Belghiti di Facebook (EMEA Area) e molti altri, è stato particolarmente interessante approfondire l’alto livello di specializzazione delle numerose aziende del mondo arabo e nord africano, l’incredibile lavoro che stanno svolgendo in un processo di internazionalizzazione che sembra non arrestarsi mai. E mentre noi stiamo a ragionare “se sia più nobile” Facebook o Twitter, loro fanno affari.

Noi invece, fatta eccezione per molti addetti ai lavori, abbiamo relegato strumenti e possibilità del 2.0 alla teoria, lavorando di cesello sull’epistemologia dei social network, sulla radice semantica e semiologica di Pinterest o sui valori socio-psicologici della user experience. Ugo Tognazzi avrebbe usato un termine estremamente efficace per descrivere tutto questo. Facciamo consulenza per lo più, e non business. Stentiamo ancora a convincere le aziende dell’efficacia di certi strumenti e azioni, qualcuno si chiede ancora “a cosa mi serve” o se faccia vendere di più. Sì, anche. Ma in un ottica completamente diversa da quella del bottegaio. E mentre penso che alcuni di noi sono ancora costretti a fare opera di convincimento (con conseguente frustrazione e spesso anche scarsi risultati) capisco qual è la vera differenza tra noi e loro. La volontà. La volontà di Governi, Istituzioni ma anche grandi aziende, di portare avanti un processo dal quale non ci si può più tagliare fuori. Basta vedere quante aziende e società, tra Emirati e Nord Africa, sono nate solo per fornire servizi alle start up, che evidentemente sono moltissime. Basta vedere la presenza delle grandi multinazionali americane su quel territorio, la quantità di preparatissime agenzie creative, l’estrema specializzazione delle società di servizi.  E non è un caso se in quel significato dell’acronimo MENA, molti tendano ad includere anche i Paesi emergenti dell’Est Europa, Romania ed Ucraina in testa, che fanno tutti meglio di noi, almeno nella rapidità del processo di sviluppo.

Ora, mentre penso che vorrei passare i prossimi cinque giorni a Beirut, mi domando anche quando saremo in grado di aprire gli occhi e renderci conto che non siamo più davanti ad una scelta, che non possiamo più guardare il nostro orticello e dire “ma a me basta così, non mi serve”. Oltre ad una seria politica di sviluppo delle infrastrutture, serve anche la “cultura” di rendere disponibili quelle infrastrutture. O resteremo tagliati fuori. Di nuovo.

L'autore: Federica Ceccanti

Marketing strategico, comunicazione corporate e storytelling sono il mio lavoro e la mia passione da oltre 12 anni. Mi occupo di web marketing e communication strategy, del lancio di nuovi brand e prodotti, dell'analisi di target e scenari di mercato per i settori moda, lusso, retail e per chiunque creda fermamente in ciò che fa. Malata cronica di new media e pubblicità, divoratrice di cultura e informazione.