Corso di sopravvivenza in ufficio.
Pubblicato in - Smart&App di Silvia Vianello, Copertina, Persone
Occhiatacce, colpi bassi, ipocrisia, scaricabarile, invasione di territorio, sarcasmo, intimidazioni, umiliazioni. Queste sono solo alcune delle tante modalità utilizzate da esimi colleghi per rendere la vita d’ufficio un inferno. Quante volte è capitato di non riuscire a sfuggire in ufficio da colleghi che creavano talmente tanto stress da non farci dormire la notte?
Se vi ritrovate in questa descrizione, leggete questo articolo, che vi aiuterà a cambiare il modo di affrontare le situazioni, ricontestualizzandole e relativizzandole, dandogli finalmente il giusto peso.
Fiducia, fino a prova contraria.
Nella vita lavorativa, ma anche nella sfera privata, possiamo scegliere quale prospettiva adottare. Possiamo scegliere di fidarci delle persone, fino a prova contraria, oppure di non fidarci delle persone, fino a prova contraria. Analizziamo entrambe le prospettive. Primo caso: dare fiducia alle persone per poi scoprire che non se lo meritavano. Una situazione di questo tipo spesso genera dentro di noi un senso di profonda frustrazione ogni qualvolta scopriamo di aver riposto la nostra fiducia nella persona sbagliata. Secondo caso: partendo non fidandosi di nessuno, capiterà che invece ci saranno dei colleghi che ci stupiranno per la loro bontà d’animo, per la disponibilità ad aiutarci nei momenti di difficoltà, per il prendere le nostre difese in situazioni in cui non è stato loro nemmeno richiesto. Rendersi conto che esistono colleghi così genererà dentro di noi un senso di benessere, perché potremmo pensare “ah, ma allora non sono tutti così”. Nel caso in cui si interagisca con l’altra categoria, non avremmo alcun senso di frustrazione perché partiamo dall’assunto che “beh nel lavoro quello è normale”. Non sottovalutiamo la frustrazione che si genera nel primo caso, quando ci fidiamo indistintamente del prossimo, e il profondo senso di benessere e sorpresa che si genera nel secondo, allo scoprire che tutto sommato a volte possiamo anche fidarci di qualcuno. Quindi, in entrambi i casi, proviamo di tanto in tanto anche ad alternare o a cambiare prospettiva. Non può farci che bene.
Vendetta tremenda vendetta?
Quante volte abbiamo pensato di ripagare le persone con la stessa moneta? E’ un bel guaio perché quando crediamo di risolvere la questione comportandoci alla stessa maniera non stiamo facendo altro che continuare a logorarci nelle nostre giornate. La verità è che pensare che prima o poi, comportandosi allo stesso modo, se ne venga a capo, è nella maggior parte dei casi del tutto inutile. Purtroppo infatti è ampliamente dimostrato che le interazioni negative con le persone hanno un effetto sull’umore e il nostro benessere di almeno cinque volte superiore a quelle positive. Pensando sempre alla vendetta, diventiamo ancora più vulnerabili a possibili ed ulteriori attacchi e non ci rendiamo conto che in realtà le piccole umiliazioni quotidiane hanno un effetto molto negativo sulla qualità delle nostre giornate. Ma dunque non c’è modo di annullare questi colleghi? C’è modo eccome. Ma non necessariamente rispondendo con la stessa moneta. Ecco come.
Limitare l’esposizione al veleno.
Prevenire il logoramento che deriva da un’esposizione costante al veleno presente in ufficio. Questa è una regola chiave. In che modo? Venite coinvolti in meeting a cui proprio non potete mancare?
Prevedete degli ordini del giorno brevi e sintetici in modo da non dover essere contagiati dalla negatività circostante troppo a lungo.
Privilegiate delle call conference telefoniche o via skype piuttosto che meeting nella stessa location, vi risparmierete almeno la negatività del linguaggio non verbale, quali occhiatacce etc.
Private le stanze riunioni di sedie, così state sicuri che i meeting durano meno, nemmeno gli stronzi hanno il piacere di stare in piedi troppo a lungo.
Se la location ve lo permette, andate a mangiare a pranzo a casa, oppure andate in palestra. Sono entrambi due ottimi modi per limitare l’esposizione al veleno e ricaricarsi di positività a metà giornata.
Ah che danno queste email!
A volte nemmeno limitare l’esposizione al veleno è sufficiente per prevenire attacchi indesiderati.
La tecnologia può diventare una prepotente arma nelle mani dei colleghi, uno strumento di disturbo ancora più forte e subdolo rispetto agli attacchi in ufficio, perché può colpire in qualunque momento, soprattutto in quelli in cui all’ufficio nemmeno ci si vorrebbe pensare, ovvero la sera e nei week end. La tecnologia è un potente amplificatore, in quanto la virtualità risulta spesso una via più semplice e comoda in quanto meno dispendiosa emotivamente per chi manda email che rappresentano mine vaganti. Unico rimedio? Creare più account email, e disattivare gli account lavorativi durante le ore in cui si preferisce la tranquillità. Ed è la cosa più difficile. Perché, secondo alcune ultime ricerche, siamo tendenzialmente dipendenti dalla lettura ossessiva degli ultimi messaggi. La ricchezza vera è l’avere più tempo per sé e per gli altri, grazie alla condivisione di pensieri e progetti da condividere. Indispensabile avere interessi fuori dal luogo di lavoro da svolgere a “porte chiuse” o meglio a “email spente”.
Coltivare l’arte dell’indifferenza.
Quando invece proprio non è possibile limitare l’esposizione al veleno è opportuno valutare bene quando, come e se è il caso di reagire. Ciò che fa davvero imbestialire i carnefici è che le loro vittime non reagiscano in alcun modo agli attacchi. Ci vuole molto autocontrollo e lo si impara con il tempo, ma l’effetto il più delle volte è che cambiano il loro bersaglio, lasciandovi finalmente in pace. Se invece trovano terreno fertile andranno avanti senza sosta. Bisogna fare molta attenzione ai rischi del contagio emotivo. Anche perché tante volte non agiscono da soli, ma con una gran schiera di complici. Ma vi ricordate il punto 1? Trovate un buon alleato che vi ha dimostrato di meritare la vostra fiducia e che condivida con voi le giornate e le pause caffè, in fin dei conti in 2 tutto è più semplice e tutti gli eventi negativi pesano la metà. Create insieme delle interessanti e personalizzate tecniche di sopravvivenza in ufficio, sarà divertente.
Uno alla volta.
A volte avere a che fare con una ricca tribù di colleghi stronzi, supportati consciamente o inconsciamente dal capo, può essere davvero demotivante. Esattamente come i problemi grandi possono essere risolti un passo alla volta, anche i gruppi di stronzi possono essere affrontati uno per volta. Cercate dunque di individuare chi è il generatore di negatività e cercate il modo di confrontarvi ed interagire con gli altri in sua assenza. Vi meraviglierete di come l’assenza del negativo potrà avere un impatto positivo sul vostro rapporto con queste persone, che magari in realtà si fanno solo travolgere e influenzare dal leader. E potrebbero essere pronte in futuro a voltargli le spalle. Evitate l’atteggiamento “ce l’hanno tutti con me”. Nella maggior parte dei casi non è vero.
Distinguere le situazioni.
Un passo cruciale è l’essere in grado di distinguere tra le cose che devi accettare perché non puoi in alcun modo cambiarle, da quelle che invece hai la possibilità di cambiare. Il rischio, sempre in agguato altrimenti, è quello della rassegnazione. Ma la “Donna Smart”, non è certo una donna che si rassegna davanti ai soprusi. Anzi. E’ importante raccontare le situazioni che ci accadono in ufficio anche ad una persona esterna, perché quando siamo dentro ad una situazione non siamo tendenzialmente in grado di giudicarla in modo obiettivo. Ed il pronto soccorso emotivo dato da altri colleghi dello stesso ufficio a volte non è sufficiente perché si rischia di creare gruppi di autocommiserazione, che sono ancora più pericolosi. Parlarne con esterni aiuta a relativizzare la situazione, dandogli il giusto peso. La relativizzazione e l’accettazione delle situazioni deve essere sia intellettuale che emotiva però. Solo la parte razionale ed intellettuale infatti non è sufficiente, perché è quella emotiva che poi rischia di generare in noi un senso di continuo stress.
Parlare sottovoce.
Quando veniamo presi di mira, il nostro caro amato aguzzino, si aspetta da noi una reazione forte. Qualcuno che magari alzi la voce. Spiazzatelo. Parlate con calma e sottovoce. Se vi è la necessità di discutere su un tema rilevante per l’azienda, scontratevi con argomentazioni sui pensieri e motivazioni della persona, ma mai sul suo carattere, altrimenti fate il suo gioco. Quando lui alza la voce, voi rispondete sottovoce, e tutti gli altri intorno per sentirvi non potranno far altro che stare in silenzio. Come è giusto che sia.
Prendersi il meglio.
Ricordiamoci che tutti abbiamo il permesso di cambiare direzione, ma se non volete o non potete cambiare lavoro non vi disperate. Il motivo è semplice. Non esiste, o è raro, il posto di lavoro ideale, che sia esente da certe dinamiche, dagli arrampicatori sociali e da tanto altro ancora. Quindi invece che disperarci del nostro attuale lavoro, perché non provare a reagire diversamente alle situazioni? Diverse ricerche hanno dimostrato che nella nostra vita il 10% dipende da quello che accade e il 90% da come noi reagiamo a quello che accade. Non resta che dare il giusto peso alle cose. Andatevene solo quando, come, e se, è giusto per voi.
Per approfondimenti vi segnalo i libri “Mi Merito il Meglio” di Lucia Giovannini e “Il Metodo Antistronzi” di Robert I. Sutton.
Per ulteriori approfondimenti contatta l’autore, Silvia Vianello, tramite social network Linkedin, FB, o Twitter @ssilvia13, o via email (vianello.silvia@gmail.com)
[1] Profilo Autore. Silvia Vianello è:
- Founder della società di consulenza Visionando, http://www.visionando.it/
- Conduttrice televisiva di un programma dedicato alle nuove tecnologie Smart&App, http://www.la3tv.it/
- Professoressa della Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi http://www.sdabocconi.it/en/faculty/professors/vianello_silvia.htm





















